La vita deve continuare

Sono tornato con grande gioia a praticare il nuoto, faccio piccoli lavoretti nella mia casa di campagna: insomma sono felice di vivere...

Sono Angelo Spaziani, ho 50 anni e voglio raccontarvi la mia storia. Nella primavera del 2009 ho avvertito dolore alla gamba sinistra; dopo aver fatto analisi di routine e lastre, la diagnosi è stata sbagliata o meglio non centrata sull'obiettivo primario che era appunto l'osteosarcoma in atto. Quindi decidevo, in base a quella diagnosi, di sottopormi ad una serie di sedute di fisioterapia, questo fino a quando il 4 ottobre del 2009 mi si rompe il femore (impensabile dolore) e vengo ricoverato nell'ospedale di Colleferro. Da questo momento inizia il mio calvario sia fisico che mentale, fisico perché, dopo aver passato i miei 49 anni senza quasi conoscere il medico di famiglia, mi ritrovo proiettato in una dimensione di sofferenza dovuta alla frattura e a tutti quegli strumenti di tortura ospedalieri; mentale perché da un momento all'altro la mia mente si riempie di domande, di dubbi, di paure alle quali al momento non voglio trovare risposte, anzi tiro dritto come se niente fosse successo ed affronto la situazione soffrendo tantissimo. Tra accertamenti ed operazione permango in ospedale per circa 40 giorni, dopo di che, da esami bioptici, esce fuori la diagnosi reale e vengo trasferito al Regina Elena. Arrivo al reparto del prof. Biagini che mi stava aspettando insieme con il prof. Salducca. L’impatto è stato tremendo, sapete perché? Non ti regalano niente, ed è bene che sia così. Comunque, dopo scrupolosi e veloci accertamenti, vengo sottoposto a tre cicli di chemioterapia preoperatoria che mi scombussolano completamente, dopodiché rientro in ospedale con la speranza di poter conservare la mia gamba, ma da lì a poco tempo il prof. Biagini mi fa capire che probabilmente mi dovrà amputare. Dentro di me si miscelano sensazioni, amarezze, malinconie, paure, emozioni che sfociano in un pianto liberatorio. Viene a trovarmi la mia amica Monica: chi meglio di lei mi può capire, riesce a calmarmi. Con l'aiuto e l'amore di mia moglie e di mia figlia decido che devo portar e a casa la pelle e cerco di metabolizzare l'evento: la vita deve continuare. Così il 23 febbraio vengo amputato e dimesso dopo solo nove giorni. Da qui inizia la fase di chemioterapia post operatoria che è stato il momento più duro, ma che sono riuscito a completare felicemente il 15 ottobre 2010. Da allora è passato un anno e nel frattempo ho indossato la “artoprotesi” che in parte mi permette più autonomia; continuo con un po’ di ansia a fare i miei controlli trimestrali e fino ad adesso, ringraziando Dio, l'abbiamo spuntata.

Sono tornato con grande gioia a praticare il nuoto, faccio piccoli lavoretti nella mia casa di campagna ed in parte aiuto mia moglie nella nostra attività di famiglia: insomma sono felice di vivere. Che dire, è stata un’esperienza terribile e terrificante, ma allo stesso tempo fantastica che mi ha permesso di ampliare lo spettro mentale e visivo di quello che è la mia esistenza. Ringrazio tutta l'equipe medica ed il personale infermieristico dell'ortopedia e dell'oncologia medica. Ringrazio tutti i miei amici che nel momento opportuno mi sono stati vicini, un grazie enorme ai miei parenti, un abbraccio enorme carico di amore a mia moglie ed a mia figlia, un saluto a Briciola, Black, Muschio, Caciotta e Sbirulino, i miei amici animali. Infine ringrazio Dio che ci ha donato questa vita meravigliosa.

 

Angelo